Satanachia - Equi, circa 6km

Ebbene sì, dopo la stupefacente rivelazione dei “fiumi nella notte” che scorrono tra il Monte Tambura e la sorgente presso la Buca di Equi a Equi Terme (MS), distanti almeno 9 km in linea retta, ancora un altro profondo abisso tributa le sue acque alla stessa sorgente carsica situata a nord-ovest ad una distanza di 6 km circa. In effetti ce lo aspettavamo, dopo che avevamo completato il rilievo l’estate scorsa, durante il quale avevamo riscontrato che la grotta aveva una certa tendenza per la direzione nord-ovest nel suo sviluppo in profondità.

Proiezione e diagramma orientamento

L’ipotesi che le acque dell’Abisso potessero, altresì, sgorgare alla sorgente del Frigido presso Forno (MS), si è paventata solo all’inizio, quando ancora prevalevano le prospettive di assoluta verticalità, ma in seguito, da -600 in poi, la grotta proprio non ne voleva sapere di svoltare verso il mare ma puntava decisa verso i 300° di azimuth per mantenerli fino al fondo.

E sinceramente, ci aspettavamo anche dell’altro!

L’idea di “tuffarci” nel mitico fiume sotterraneo proveniente dalla Tambura e diretto verso Equi, non era poi così balzana, visto che anche Satanachia alimenta la stessa sorgente, ma… non è detto che tale fiume esista, e che passi proprio là sotto… Comunque noi continueremo a cercarlo.

Captori Barrila – Equi – Frigido agli ultravioletti

Il tracciante Tinopal è stato gettato il 26 novembre alle 19. I primi captori risultati positivi sono stati posizionati il 25 novembre e prelevati il 4 dicembre, contestualmente al posizionamento della seconda serie. Gli unici risultati positivi sono stati i captori di Equi (Buca d’Equi e Sorgente Barrila) rivelando un tempo di percorrenza inferiore agli 8 giorni per una distanza retta di 6km circa ed un dislivello approssimativo di 600m.

A questo link la relazione completa, curata da Marco Genovesi del GSPisano, per conto della Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana.

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Preparativi all'ingresso.

Se ne parlava dalla fine di Ottobre. Leonardo,  che aveva avuto modo di visitare Satanachia l’anno scorso, contattava Eleonora e proponeva la colorazione. Ele e il gruppo accettavano l’idea con entusiasmo; si muoveva la FST e, a tempo di record e con molta buona volontà, Valentina della commissione scientifica riusciva ad organizzare, per il 26 e 27 Novembre, addirittura due colorazioni: una a Satanachia, l’altra al Piloro (all’ultimo momento quest’ultima salterà per la secca).

Pozzo del Cinquantesimo

La notizia della colorazione si diffonde e molti dimostrano interesse e si dichiarano disponibili a partecipare. Ecco quindi che il giorno fatidico, Sabato 26 Novembre 2011, davanti al rifugio Donegani, ci ritroviamo in parecchi. Noi del Gruppo Speleologico Lucchese (Antonio DM, Nadia, Antonio DB e il sottoscritto) arriviamo poco dopo le 10 e troviamo subito gli amici del Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese (Chiara, Alessio e Cristian) che ci accolgono e ci salutano calorosamente. C’è anche Marc Faverjon: ci presentiamo e scambiamo qualche parola. Dopo qualche minuto arrivano anche Giampaolo (Unione Speleologica Pratese) e Laura (Commissione Speleologica Speolo). Ci siamo tutti, possiamo andare.

Antonio nella zona dei -400

Davanti al vecchio rifugio Donegani prepariamo il materiale e organizziamo il lavoro. Oltre alla colorazione c’e’ da ribattere col telemetro laser alcuni punti del rilievo, recuperare un po’ di materiale e fare un po’ di pulizia del Campo Base. Marc ha portato la macchina fotografica, quindi cercheremo di fare anche delle foto. Pensiamo di scendere fino al Campo Base (alla quota di -630 m circa), sostare, e poi scendere un altro po’ per portarci nella zona della colorazione. Finito il briefing, ci incamminiamo lungo la strada di cava. L’avvicinamento richiede circa un’ora e ci godiamo il fantastico spettacolo dell’Orto di Donna: la giornata è splendida, il cielo sereno, le Apuane settentrionali suggestive come al solito. E’ davvero un bel posto, come sempre un po’ ci dispiace abbandonare la luce del sole per il buio dell’Abisso…

Giampaolo al meandro di -580

Giunti all’ingresso ci cambiamo e indossiamo le attrezzature. Sono le 13:00 circa. Entriamo. La discesa è agevole, noi “veterani” descriviamo un po’ la grotta a chi non c’era mai stato. Cunicoli iniziali, pozzo Starlight, traverso, pozzo Micheluzzo… altri frazionamenti e siamo nella sala di -250. Un breve consulto per decidere quali sono i posti degni di foto. Il primo è certamente il Pozzo del Cinquantesimo, la verticale di 130 metri che si trova immediatamente sotto di noi, alla fine di un breve cunicolo in frana. L’ambiente è immenso e l’impresa è ardua ma Marc piazza sapientemente i flash e i soggetti e riesce a ritrarre la grande ‘lingua’ di roccia che sporge nel vuoto a metà pozzo: è impressionante. Alla base del pozzo ci aspettiamo un po’, poi ci dirigiamo verso i -400 dove c’è un altro bel ‘set’ fotografico. Giampaolo fa da soggetto, noi da uomini-flash. Begli scatti. Scendiamo ancora, facciamo il pozzo Un Due Tre e arriviamo alla frattura dei -560, dove la grotta diventa finalmente meno verticale. Un po’ di pena negli scomodi passaggi nella frana e siamo nell’attivo. Bellissimo meandro nel marmo… come non approfittarne per fare delle foto? Marc si impegna e il risultato è eccezionale: “Abbiamo una foto degna della copertina di TALP”, mi dicono. Proseguiamo: saltini, traversi, una strettoia e siamo all’attacco del pozzo sopra il salone del Campo Base: Laura scende e risale dall’altra parte. Marc, dall’alto, riesce a scattare delle foto che rendono l’idea della grandezza del salone.

La colorazione

Al Campo Base ci ricompattiamo e qualcuno mangia qualcosa. Sono circa le 17. Lasciamo il materiale che ci servirà per la notte e continuamo a scendere. Attraversiamo la galleria in discesa nella frana e un primo pozzo, fino al punto stabilito per la colorazione: una saletta nel marmo a -717 metri sotto l’ingresso. C’è un arrivo d’acqua che si raccoglie sul fondo in un comodo canale. La portata è sufficiente per sciogliere velocemente il Tinopal e c’è abbastanza spazio da consentire a tutti di assistere all’operazione. Con la saletta illuminata a giorno dai led la colorazione ha inizio: apriamo le confezioni di Tinopal e versiamo 4.5 Kg di polvere nel canale ai nostri piedi. L’acqua vira dal trasparente all’opaco, colore azzurro chiaro. Sono le 19 di sabato 26 Novembre. Facciamo molte foto, anche qualcuna che ritrae la squadra al completo. E’ un bel momento per tanti motivi: siamo un bel gruppo, siamo in una bella grotta e stiamo facendo un po’ di ricerca scientifica: speriamo di mettere un tassello importante nello studio delle acque sotterranee della Val Serenaia.

Il gruppo

Terminata la colorazione, il gruppo si divide: alcuni vanno a fare un giro nelle regioni profonde di Satanachia, altri tornano al Campo Base per rifocillarsi e sistemarsi per la notte. Durante il ritorno recuperiamo un po’ di materiale lasciato lungo la strada nei giorni della prima esplorazione. Al campo base ceniamo e aspettiamo gli altri che tornano dal giro in profondità. Arrivano verso mezzanotte: ci dicono che hanno visto il Tinopal 300 metri più in basso rispetto a dove era stata eseguita la colorazione; sono passate circa due ore, quindi deduciamo che il colorante scende di circa 150 metri all’ora. Dopo un veloce pasto e un the, una squadra si avvia verso l’uscita. Laura, che esce, ci saluta gentilmente e ci ringrazia. Noi del GSL e gli amici versiliesi, invece, sistemiamo i sacchi a pelo e ci mettiamo a dormire. Ce la prendiamo con calma: avremo tutto il tempo per risalire, domani.

Sulla via del fondo

L’indomani, Domenica, ci alziamo verso le 10:00, facciamo colazione e sistemiamo il materiale nei sacchi. Ne approfittiamo per fare un po’ di pulizia del CB. Dopo aver riordinato tutto, iniziamo la risalita. Io e Antonio DM verifichiamo col telemetro laser le distanze di alcuni caposaldi, per verificare le misure eseguite durante il rilievo.

Usciamo scaglionati, gli ultimi (per forza di cose) siamo io e Antonio intorno alle 21:00. Ci attende un magnifico cielo stellato ed un freddo pungente. Ci incamminiamo lungo il sentiero e poi lungo la strada di cava. Alessio, molto gentilmente, ci viene incontro col suo fuoristrada e ci risparmia l’ultimo tratto a piedi. Gli altri ci attendono, già pronti, davanti al vecchio Donegani. Ci cambiamo anche noi e poi tutti a Gramolazzo in pizzeria: non potevamo chiudere meglio che con una pizza e una birra in compagnia degli amici del GSAV!

Ora aspettiamo i risultati della colorazione. Dove sbucherà il Tinopal? La sgorgoscommessa è aperta…

Le foto di questo articolo sono di Marc Faverjon. Grazie davvero, Marc!



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TUNZ TUNZ TUNZ… al suono degli amplificatori a alla luce delle tikke è stato inaugurato, nella notte tra sabato 25 e domenica 26 Giugno, il “SataNight”, il locale più underground della Val Serenaia. Esso si trova 617 metri sotto l’ingresso di Satanachia, su un rialzo sabbioso di un ampio salone di frana. Il SataNight, una volta semplice Campo Base, è oggi dotato di ogni comfort e vanta allestimenti di lusso: tetto impermeabile, pareti in puro cellophane, riscaldamento autonomo, angolo cottura, zona notte e servizi.

Chef Tori in azione

L’inaugurazione è avvenuta a margine di una punta esplorativa iniziata il giorno prima. Andrea, Giamma, Zairo e Marco sono entrati alle 21:00 circa di venerdi 24 sera, con l’obiettivo di andare a vedere alcune zone inesplorate a quota -700 circa. Notte al Campo Base, veloce colazione e partenza per il fronte esplorativo. Da guardare: un pozzo e un meandro. Il pozzo, che si apre di fronte alla via nota poco sotto il campo base, ha richiesto un’accurata pulizia; la discesa ha portato gli esploratori in un frattura nel marmo che però si richiude su una zona già nota. Il pozzo è stato quindi disarmato. Anche il meandro, dopo essere stato attrezzato, ha ricondotto in zone già conosciute ed è stato quindi disarmato. Visto che c’era tempo a disposizione è stato armato un traverso per guardare da vicino una finestra che è risultata essere chiusa.

Gli esploratori sono quindi tornati al Campo Base. Verso le ore 22:00 un rumore di ferraglia preannunciava l’arrivo della seconda squadra: in breve sono arrivati al Campo Base Antonio DB, Giovanni, Elisa e Federica.

A questo punto quello che era il Campo Base si è trasformato in un vero e proprio locale notturno. Gli ospiti hanno potuto rinfrancarsi e mangiare le celeberrime Minestrine dello Chef Tori, mentre il famoso speaker Antonio DB (trasformatosi per l’occasione in Antonio DJ), supportato dall’impianto luci di Zairo, presentava il locale e la serata ai fortunati avventori. Fortunati, sì, perché il “SataNight” dispone di soli 8 posti; purtroppo non è stato possibile accogliere altre persone, che sono rimaste fuori dall’ingresso (617 metri più in alto) a fare la fila. A breve ci saranno altri tour guidati; necessaria la prenotazione presso il GSL, per ovvi motivi!

Dopo una serata esaltante, gli ospiti si sono spostati nella zona notte per una bella dormita, resa estremamente piacevole dal sistema di riscaldamento a tepore umano di nuova generazione. Il rumore dello stillicidio ha fatto, come al solito, da colonna sonora.

Zona notte

Zona notte

Al mattino(!), dopo che è stata servita la colazione a letto, gli avventori si sono avviati verso l’uscita. La risalita è stata lenta ma bella, al solito Satanachia pretende che i suoi ospiti le dedichino tempo ed attenzioni, specialmente quando si risale. Con l’occasione è stato modificato un armo in cima al meandro a -560. Ora il collegamento tra il meandro stesso e il pozzo soprastante, battezzato da Federica “un-due-tre”, è molto più agevole.

Il tutto si è concluso intorno alle ore 22:30 di domenica sera, tutti stanchi ma contenti: Satanàchia non delude mai!

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Ultimo w-e di maggio. Per me l’ultimo di libertà prima di un’estate immolata al lavoro. Volevo fare qualcosa di bello, qualcosa a cui poter pensare per evadere nelle giornate afose della Versilia invasa dai turisti. Avevo qualche idea e vagliato qualche proposta, ma niente mi convinceva veramente. Poi è arrivato il suggerimento: “Potreste ritornare in Satanachia a vedere lo stato degli armi e delle corde e dare una sistematina al Campo Base..”. Sì, avrei passato l’ultimo w-e libero in Satanachia!

Marco, Giamma, Antonio D.B. ed io siamo partiti il sabato mattina alla volta di Orto di Donna. Qualche sosta per rinforzare la scorta dei viveri e per acquistare il materiale mancante e siamo arrivati su dopo mezzogiorno. Purtroppo una brutta sorpresa: enormi macchine escavatrici all’opera e camion già carichi di sassi: le cave sono state riaperte. Osservavamo impotenti i lavori e non potevamo fare a meno di indignarci per quanta montagna muore così, troppa!

Il solito rito di preparazione dei sacchi e degli attrezzi e su a piedi per l’ultimo pezzo di strada fino al nuovo rifugio Orto Di Donna Alto, poi il tratto di bosco e finalmente la bocca di Satanachia. Era la seconda volta che la vedevo! Mentre eravamo lì davanti a prepararci per entrare pensavo a cosa significa Satanachia, quante volte ne avevo sentito parlare al gruppo, all’incredibile traguardo del -1000, alla tenacia di chi l’ha realizzato, alla fatica che mi avrebbe atteso, al fatto che sarei rimasta dentro fino alla sera del giorno seguente e avrei rivisto la luce del sole il lunedì..mai fatto niente del genere io; ci pensavo ancora mentre scendevo il primo pozzo ancora illuminato dal sole.

Il buio e l'acqua al Campo Base

Abbiamo iniziato la discesa alle 15:30, obiettivo Campo base! Scendevamo lentamente coi sacchi pesanti, aspettandoci (o meglio, mi aspettavano!) e controllando gli armi e le corde lasciati lì dallo scorso autunno. La lunga sequenza di pozzi, sempre più ampi è impressionante, mi risulta ancora difficile pensare a quanto vuoto c’è sottoterra! Il massimo è senza dubbio il fantastico e interminabile p100, la luce non arrivava a illuminare né le pareti né il fondo. Ho fatto fatica persino a scenderlo perché la corda era così pesante da dover essere spinta nel discensore (figuriamoci a risalire! Mi domandavo se stessi scontando qualche pena!). Mentre scendevo il p100 continuavo a guardare la sporgenza di roccia sopra di me che illuminata dal basso sembrava una enorme lingua di fuoco, incredibile come possa rimanere in bilico così..la meraviglia ripaga la fatica! Ancora altri pozzi e finalmente il meandro. Abbiamo fatto un bel po’di fatica coi sacchi, per fortuna la speleologia è un’attività di gruppo, e ce la siamo cavata col “passamano” e qualche parolaccia. Un altro piccolo meandro ma facile e bello da vedere, con l’acqua stavolta, poi altri pozzi e finalmente il Campo Base a -632m.. “Lo vedo!” Che soddisfazione per me!

Tempo di liberarci degli imbrachi e ci siamo messi subito all’opera: abbiamo aggiunto un telo di nylon ai lati per isolarlo meglio dall’umidità e dal freddo e abbiamo fatto un’indispensabile pulizia. Abbiamo acceso le carburo e l’ambiente ha iniziato a riscaldarsi. Una bella cenetta a base di minestrine e persino il dessert..proprio sicuri di essere in grotta?! Poi stanchi morti ci siamo infilati nei sacchi a pelo. Rimanevano solo il buio e il rumore dello stillicidio che pareva amplificato in quel silenzio. Bellissimo dormire al Campo Base!

Le 11:30 di domenica mattina!!..è mai possibile rimanere addormentati in grotta?! Ebbene sì! Sarà stato merito del Campo Base tanto accogliente!
Dopo aver fatto una colazione a 5 stelle all’hotel Satanachia ci siamo preparati per la risalita: ore di corde, fatica e solitudine. Mentre si risale si vede la grotta scorrere più lentamente e si ha l’opportunità di osservarla meglio. Notavo le strane forme della roccia, i colori cambiare, i pozzi visti dal basso diventare ancora più grandi. Si sta a lungo soli con la grotta e si sentono il vuoto e il buio intorno, una strana sensazione ma è qualcosa di molto emozionante.

La risalita è stata lunga, sembrava che la grotta si allungasse. Tante ore senza toccare (o quasi) i piedi a terra, per me una bella prova di resistenza. Siamo usciti in tarda serata, alla spicciolata ed esausti. Di nuovo fuori…

Abbiamo percorso il sentiero del ritorno sotto un cielo stellato che lasciava senza fiato, troppo bello per non fermarsi nemmeno un momento ad ammirarlo, e io ripensavo alle ultime 30 ore: la fatica, il freddo, aver dormito al Campo Base, lo stillicidio, la profondità, il vuoto, le corde, il p100, il meandro, l’acqua, le emozioni, il fascino di Satanachia..ne è valsa la pena!

Adesso può iniziare l’estate!

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Nuova avventura dei nostri in Val Serenaia.

Satanachino si rivela, cosa avra' in mente?

Dopo l’esaltante 2010 e la scoperta dell’Abisso Satanàchia, un nuovo orizzonte si apre per gli esploratori. Alcuni membri della Squadra Sterminatori di Strettoie, capitanati dal Generale dei Generali, dall’Ufficiale Medico e dal Comandante Zairo sono tornati in Orto di Donna per verificare quanto lo stesso Satanàchia aveva confidato al Generale: l’esistenza di un figlio di nome “Satanachino”, una buca promettente ma forse un po’ trascurata.

Generale all'opera


 

 

La buca è molto vicina (circa 100 m) all’ingresso di Satanachia, e dal 14 Maggio 2011 sono iniziate le complicate procedure per accertare l’effettiva parentela con il blasonato Abisso.

Per adesso Satanachino ha rivelato un pozzo di 7 metri; ora bisogna mettere in sicurezza una frana che si trova sopra un altro pozzo, di circa 8 m, chiamato Goki in onore del cane dell’Ufficiale Medico.

L'ufficiale medico visita la buca

Alla fatidica domanda “Cosa vuoi fare da grande?” Satanachino pare abbia risposto: “l’Abisso!”. Cosa avrà voluto dire? A quali misteriosi progetti sta lavorando?

Le indagini sono in corso e la Squadra Sterminatori di Strettoie è ben decisa a portarle avanti ed a concluderle il più presto possibile. Non si esclude neanche un colpo di scena finale: potrebbe entrare in gioco anche un altro membro della famiglia… ben più importante e… altolocato! Vedremo!

I Tre Grandi discutono sul da farsi


 

 

Intanto guardiamo qualche foto della nuova uscita di Zairo & Co. alle prese con le operazioni in esterna. Il reporter d’eccezione è stato Daniele, che come al solito ha documentato tutto con degli scatti bellissimi.

 

Ettore, il cane di Barbara.

 

 

La missione, questa volta, ha visto anche la partecipazione di alcune nuove leve che si spera diventino presto membri effettivi della squadra sterminatori di strettoie. Ovviamente dovranno prima superare un difficile esame! I partecipanti all’uscita: Massimo (Generale dei Generali), Remo (Ufficiale Medico), Zairo (Comandante), Daniele (Ufficiale Fotografo), Barbara, Matteo e Luca (Aspiranti Sterminatori).

 

 

 

 

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Orto di Donna il 20/3/2011

Ancora una volta nella valle tra le più a nord delle Apuane: Orto di Donna, Minucciano LU.

E’ da ottobre scorso, raggiungimento del fondo di -1040, che non mettiamo più piede nell’Abisso. L’autunno insieme alle piogge, rende i suoi pozzi impraticabili, accorcia le giornate e la valle si allontana ulteriormente. Una o due visite a qualche buca ventosa nei dintorni, tra novembre e le prime nevi, sperando in fortuiti collegamenti al “mostro” sottostante, non hanno dato (per ora) esito, tranne che un nuovo accatastamento.

Il programma della giornata, 20 marzo 2011, è semplice… Verificare la percorribilità della valle in primis, controllare le condizioni del manto nevoso per raggiungere gli ingressi a Passo delle Pecore e, se possibile, entrare in Satanàchia e Belzebuca (la nuova Buca della Forbice) per risolvere alcuni problemi di disostruzione che faciliteranno le ulteriori esplorazioni a Satanàchia e per cercare di collegarla con Belzebuca, anzi, viceversa. Non poco, se si considera che il tutto si svolgerà in una sola giornata, ma siamo in tanti, ed è tanto tempo che sogniamo di ritornare… e non resistiamo più!

La vestizione per il ghiaccio

L’accesso all’area si rivela, come previsto, complicato. La giornata è ottima, ma c’è vento e la neve è ancora tanta. Con tutta la buona volontà, siamo al tornante che precede il vecchio Donegani, punto più alto raggiungibile con le macchine, verso le 11, ben 3 ore dopo il ritrovo a Ponte a Moriano, del resto come da prassi! Perlomeno quest’anno la strada di fondo valle è stata risparmiata dall’alluvione, grazie al clima ed ai lavori di ripristino operati dal Comune di Minucciano lo scorso anno.

Il periodo è ghiotto, c’è stata la festa nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, giovedì, quasi tutti abbiamo fatto ponte, ma alla fine non ci siamo decisi a calpestare il marmo se non l’ultimo giorno, la domenica, forse nella remota speranza di trovare meno neve e più luce possibile, in fondo domani è primavera, astronomicamente… La temperatura è buona, la neve è abbastanza dura considerata l’ora, e c’è una vecchia traccia che ci semplifica non poco il raggiungimento del rifugio alto, l’Orto di Donna, limite ultimo del “pestato” prima di affrontare il vergine sentiero verso la Forbice, percorso obbligato per Satanacchino (Buca del Tappo), Satanàchia, Belzebuca e tutte le buche in zona Passo delle Pecore.

Briefing al rifugio Orto di Donna

Un’ora dopo siamo al rifugio, ovviamente chiuso come gli altri due a fondo valle… Breve briefing per formare le squadre e decidere la strategia (in fondo siamo in nove!). Tre di noi entreranno in Satanàchia per rimuovere il massone sul saltino sopra la sommità del P. Starlight, a circa -30 dall’ingresso, fastidiosissimo ostacolo a chi si accinge ad uscire con un pesante sacco dopo una lunga punta al fondo, veramente scandaloso se si considera la prossimità dell’uscita e del lavoro ciclopico effettuato per mettere in sicurezza la frana soprastante… Inoltre rivedremo un frazionamento dello Starlight, troppo esposto allo stillicidio in caso di regime idrico poco più che normale.

Gli altri si suddivideranno tra Satanacchino e Belzebuca per verificare la presenza di correnti d’aria ed eventualmente disostruire il più possibile in prospettiva di un eventuale collegamento. Effettueranno ulteriori visite a Grande Fiume, Verme ecc per valutare la sostenibilità di ulteriori campagne di visite e/o disostruzioni.

Il percorso nel bosco risulta drammatico: si sprofonda a tratti fino alla coscia, perlomeno non abbiamo più i problemi di orientamento vissuti l’anno scorso: vagando su due metri di neve alla ricerca di una traccia già minima d’estate, abbiamo assuefatto il giusto percorso tra sprofondamenti diurni e frustate di faggio notturne, sotto il peso di pesanti zaini. Durante la vestizione, scambiamo alcune voci urlate con gli altri diretti in cresta a vedere Belzebuca e le altre. Alla fine verso le 13:30 Marco, Leonardo ed io entriamo; il conoide nevoso che circonda l’ingresso ci obbliga a rifare il nodo di frazionamento della corda del pozzo d’ingresso un paio di metri più a valle del solito!

Non c’è tanta corrente d’aria, il sole rende la giornata tiepida anche se il manto nevoso è spesso. Tuttavia la grotta rivela sin da subito la sua alta energia: vento non intensissimo ma sostenuto, e trasportante parecchia polvere che fa prudere le narici dopo pochi minuti, oltre che consumare le pulegge dei discensori… In poco tempo attrezziamo il cantiere, mentre Marco lavora al frazionamento col trapano leggero, Leonardo ed io studiamo la situazione: due interventi energici dovrebbero bastare. Appena Marco risale eseguiamo la cura, ed alla fine riduciamo il masso ad un quarto delle dimensioni originali al prezzo di soli pochi piccoli detriti che fischiano di sotto al pozzo, mentre i più grossi restano al sicuro nel pozzetto sottostante e tanto lavoro di mazzetta. Il tempo vola, e non solo, anche il trapanino si improvvisa Icaro ed atterra incolume alla base dello Starlight. Nel complesso… “missione compiuta”.

Alle 18:30 ci sorprende un Pisanino virato rosa-tramonto, ed insieme agli altri in uscita da Satanacchino  giungeremo alle macchine a buio… Per ora nessuna novità dal fronte Belzebuca! Ma tutto sommato una bella domenica! Peccato che Orto di Donna sia ancora così remota, in tutta la giornata siamo stati gli unici esseri umani presenti, inequivocabili le mancanze di tracce fresche sulla neve a perdita d’occhio.

I “geografi”: Elisabetta e Leonardo del GSPt, Antonio DiBeo, Gianmarco, Marco, Nadia, Simona, Zairo ed il sottoscritto, per il GSL.

 

 

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Da tempo cercavamo un buon tassellatore da usare nelle nostre attività esplorative: finalmente, dopo varie ricerche, ne abbiamo trovato uno estremamente valido. Si tratta del Milwaukee V-28 H, un trapano tassellatore a batteria agli ioni di litio molto robusto.

Abbiamo avuto modo, grazie alla disponibilità della Milwaukee Italia che ha dotato il Gruppo Speleologico Lucchese ed il Gruppo Speleologico di Forte dei Marmi di un paio di esemplari, di provarlo direttamente in grotta.

L’ambiente, come sappiamo, non è dei più “facili” ma il V-28 si è dimostrato all’altezza della situazione, sopravvivendo senza problemi al “trattamento” in ambiente estremo. L’abbiamo usato sia per operazioni di disostruzione che per armo: in entrambi i casi si è dimostrato un valido attrezzo su cui poter contare decisamente. Tra le caratteristiche, le cose che ci hanno più colpito sono la disponibilità di potenza, la robustezza, la resistenza anche alle basse temperature e la notevole riserva di energia disponibile nel pacco batterie, tra l’altro dotato di un praticissimo indicatore dello stato di carica (non siamo riusciti a finire la batteria dopo un intero pomeriggio di prove in grotta). Il trapano ha inoltre un buon equilibrio: una volta posizionato fora con precisione la roccia in pochi secondi. L’attacco SDS Plus (per noi ormai uno standard) ci ha permesso di utilizzare le nostre solite collaudate punte. Buono il rapporto potenza/peso che consiglia l’uso del V28 sia per operazioni di disostruzione che per armare grotte non molto profonde.

La Milwaukee Italia, oltre al trapano tassellatore, ci ha messo a disposizione anche un misuratore di distanze laser LM-60, molto utile per i rilievi. Il misuratore consente di rilevare distanze con estrema facilità e precisione, rendendo le operazioni di misura molto veloci ed accurate. Anche questo è un oggetto concepito per resistere in ambienti difficili: la tastiera è molto comoda e si può utilizzare tranquillamente anche con i guanti.
In queste pagine alcune delle foto che abbiamo realizzato durante una delle nostre uscite dedicate alla prova del trapano tassellatore e del misuratore di distanze. Le foto, molto belle e d’impatto, sono di Daniele Antonetti. Ancora una volta un grazie a Daniele!

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Si puo’ condensare un anno di esplorazioni in un filmato di quindici minuti? Gianmarco ci e’ riuscito ed ecco il risultato. Quindici minuti di pura emozione, con i protagonisti dell’avventura che vivono e raccontano i giorni di Satanachia. E tutto spontaneamente e senza filtri, cosi’ come siamo abituati a fare noi.

Grazie Giamma, bel lavoro!

Il filmato e’ stato presentato in occasione dell’Incontro Internazionale di Speleologia “Casola 2010 Geografi del Vuoto” a Casola Valsenio (RA)

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Nell’estate del 1990 iniziammo a bazzicare la zona di Passo delle Pecore, tra Contrario e Grondilice a caccia di possibili ingressi alti di Olivifer. Nonostante i 1215 metri che separano in dislivello l’ingresso di Olivifer dai sifoni più remoti, questo ha infatti funzioni “basse” o comunque intermedie.

La Buca del Muschio

La Buca del Muschio, oggi Abisso Satanàchia

In un solitario giro sotto il limite del bosco m’imbattei nell’ingresso di un breve pozzo, stranamente rimasto ignorato. Nel giro di qualche settimana tornammo a rivedere altri buchi promettenti in zona e a scendere il pozzo nel bosco che chiamammo, senza troppa fantasia, Buco del Muschio, per la copertura di briofite che ne riveste le pareti. L’aria, da sicuro ingresso alto, era forte e dedicammo qualche ora a smuovere pietre sul fondo, senza però individuare sicure prosecuzioni.

Il lavoro di scavo sembrava lungo ed impegnativo, in più c’erano altre grotte da esplorare e di lì a poco sarebbero partite alla grande le esplorazioni in Carcaraia. Fatto sta che la Buca del Muschio rimase uno dei tanti buchi promettenti da rivedere.

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Due chiacchiere tra i protagonisti della prima discesa al fondo di Satanachia. Video realizzato al sifone terminale a -1040 il 2 Ottobre 2010, ore 16:30. Riprese e voce fuori campo: Zairo. Tecnico delle luci: Andrea. In sottofondo l’acqua di Satanachia.



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