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Satanachia - Equi, circa 6km

Ebbene sì, dopo la stupefacente rivelazione dei “fiumi nella notte” che scorrono tra il Monte Tambura e la sorgente presso la Buca di Equi a Equi Terme (MS), distanti almeno 9 km in linea retta, ancora un altro profondo abisso tributa le sue acque alla stessa sorgente carsica situata a nord-ovest ad una distanza di 6 km circa. In effetti ce lo aspettavamo, dopo che avevamo completato il rilievo l’estate scorsa, durante il quale avevamo riscontrato che la grotta aveva una certa tendenza per la direzione nord-ovest nel suo sviluppo in profondità.

Proiezione e diagramma orientamento

L’ipotesi che le acque dell’Abisso potessero, altresì, sgorgare alla sorgente del Frigido presso Forno (MS), si è paventata solo all’inizio, quando ancora prevalevano le prospettive di assoluta verticalità, ma in seguito, da -600 in poi, la grotta proprio non ne voleva sapere di svoltare verso il mare ma puntava decisa verso i 300° di azimuth per mantenerli fino al fondo.

E sinceramente, ci aspettavamo anche dell’altro!

L’idea di “tuffarci” nel mitico fiume sotterraneo proveniente dalla Tambura e diretto verso Equi, non era poi così balzana, visto che anche Satanachia alimenta la stessa sorgente, ma… non è detto che tale fiume esista, e che passi proprio là sotto… Comunque noi continueremo a cercarlo.

Captori Barrila – Equi – Frigido agli ultravioletti

Il tracciante Tinopal è stato gettato il 26 novembre alle 19. I primi captori risultati positivi sono stati posizionati il 25 novembre e prelevati il 4 dicembre, contestualmente al posizionamento della seconda serie. Gli unici risultati positivi sono stati i captori di Equi (Buca d’Equi e Sorgente Barrila) rivelando un tempo di percorrenza inferiore agli 8 giorni per una distanza retta di 6km circa ed un dislivello approssimativo di 600m.

A questo link la relazione completa, curata da Marco Genovesi del GSPisano, per conto della Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana.

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Orto di Donna il 20/3/2011

Ancora una volta nella valle tra le più a nord delle Apuane: Orto di Donna, Minucciano LU.

E’ da ottobre scorso, raggiungimento del fondo di -1040, che non mettiamo più piede nell’Abisso. L’autunno insieme alle piogge, rende i suoi pozzi impraticabili, accorcia le giornate e la valle si allontana ulteriormente. Una o due visite a qualche buca ventosa nei dintorni, tra novembre e le prime nevi, sperando in fortuiti collegamenti al “mostro” sottostante, non hanno dato (per ora) esito, tranne che un nuovo accatastamento.

Il programma della giornata, 20 marzo 2011, è semplice… Verificare la percorribilità della valle in primis, controllare le condizioni del manto nevoso per raggiungere gli ingressi a Passo delle Pecore e, se possibile, entrare in Satanàchia e Belzebuca (la nuova Buca della Forbice) per risolvere alcuni problemi di disostruzione che faciliteranno le ulteriori esplorazioni a Satanàchia e per cercare di collegarla con Belzebuca, anzi, viceversa. Non poco, se si considera che il tutto si svolgerà in una sola giornata, ma siamo in tanti, ed è tanto tempo che sogniamo di ritornare… e non resistiamo più!

La vestizione per il ghiaccio

L’accesso all’area si rivela, come previsto, complicato. La giornata è ottima, ma c’è vento e la neve è ancora tanta. Con tutta la buona volontà, siamo al tornante che precede il vecchio Donegani, punto più alto raggiungibile con le macchine, verso le 11, ben 3 ore dopo il ritrovo a Ponte a Moriano, del resto come da prassi! Perlomeno quest’anno la strada di fondo valle è stata risparmiata dall’alluvione, grazie al clima ed ai lavori di ripristino operati dal Comune di Minucciano lo scorso anno.

Il periodo è ghiotto, c’è stata la festa nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, giovedì, quasi tutti abbiamo fatto ponte, ma alla fine non ci siamo decisi a calpestare il marmo se non l’ultimo giorno, la domenica, forse nella remota speranza di trovare meno neve e più luce possibile, in fondo domani è primavera, astronomicamente… La temperatura è buona, la neve è abbastanza dura considerata l’ora, e c’è una vecchia traccia che ci semplifica non poco il raggiungimento del rifugio alto, l’Orto di Donna, limite ultimo del “pestato” prima di affrontare il vergine sentiero verso la Forbice, percorso obbligato per Satanacchino (Buca del Tappo), Satanàchia, Belzebuca e tutte le buche in zona Passo delle Pecore.

Briefing al rifugio Orto di Donna

Un’ora dopo siamo al rifugio, ovviamente chiuso come gli altri due a fondo valle… Breve briefing per formare le squadre e decidere la strategia (in fondo siamo in nove!). Tre di noi entreranno in Satanàchia per rimuovere il massone sul saltino sopra la sommità del P. Starlight, a circa -30 dall’ingresso, fastidiosissimo ostacolo a chi si accinge ad uscire con un pesante sacco dopo una lunga punta al fondo, veramente scandaloso se si considera la prossimità dell’uscita e del lavoro ciclopico effettuato per mettere in sicurezza la frana soprastante… Inoltre rivedremo un frazionamento dello Starlight, troppo esposto allo stillicidio in caso di regime idrico poco più che normale.

Gli altri si suddivideranno tra Satanacchino e Belzebuca per verificare la presenza di correnti d’aria ed eventualmente disostruire il più possibile in prospettiva di un eventuale collegamento. Effettueranno ulteriori visite a Grande Fiume, Verme ecc per valutare la sostenibilità di ulteriori campagne di visite e/o disostruzioni.

Il percorso nel bosco risulta drammatico: si sprofonda a tratti fino alla coscia, perlomeno non abbiamo più i problemi di orientamento vissuti l’anno scorso: vagando su due metri di neve alla ricerca di una traccia già minima d’estate, abbiamo assuefatto il giusto percorso tra sprofondamenti diurni e frustate di faggio notturne, sotto il peso di pesanti zaini. Durante la vestizione, scambiamo alcune voci urlate con gli altri diretti in cresta a vedere Belzebuca e le altre. Alla fine verso le 13:30 Marco, Leonardo ed io entriamo; il conoide nevoso che circonda l’ingresso ci obbliga a rifare il nodo di frazionamento della corda del pozzo d’ingresso un paio di metri più a valle del solito!

Non c’è tanta corrente d’aria, il sole rende la giornata tiepida anche se il manto nevoso è spesso. Tuttavia la grotta rivela sin da subito la sua alta energia: vento non intensissimo ma sostenuto, e trasportante parecchia polvere che fa prudere le narici dopo pochi minuti, oltre che consumare le pulegge dei discensori… In poco tempo attrezziamo il cantiere, mentre Marco lavora al frazionamento col trapano leggero, Leonardo ed io studiamo la situazione: due interventi energici dovrebbero bastare. Appena Marco risale eseguiamo la cura, ed alla fine riduciamo il masso ad un quarto delle dimensioni originali al prezzo di soli pochi piccoli detriti che fischiano di sotto al pozzo, mentre i più grossi restano al sicuro nel pozzetto sottostante e tanto lavoro di mazzetta. Il tempo vola, e non solo, anche il trapanino si improvvisa Icaro ed atterra incolume alla base dello Starlight. Nel complesso… “missione compiuta”.

Alle 18:30 ci sorprende un Pisanino virato rosa-tramonto, ed insieme agli altri in uscita da Satanacchino  giungeremo alle macchine a buio… Per ora nessuna novità dal fronte Belzebuca! Ma tutto sommato una bella domenica! Peccato che Orto di Donna sia ancora così remota, in tutta la giornata siamo stati gli unici esseri umani presenti, inequivocabili le mancanze di tracce fresche sulla neve a perdita d’occhio.

I “geografi”: Elisabetta e Leonardo del GSPt, Antonio DiBeo, Gianmarco, Marco, Nadia, Simona, Zairo ed il sottoscritto, per il GSL.

 

 

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Il sifone a -1040

Il tanto agognato “fondo” dell’Abisso Satanachia è stato finalmente raggiunto sabato 2 ottobre scorso, alle 16.20 circa, da 7 speleologi che si sono cimentati nell’avventura esplorativa dal venerdì fino alla domenica sera per un totale di 45 ore di permanenza in grotta.

Con molta probabilità non si tratta dell’unico fondo dell’Abisso, ma di uno dei tanti (si spera), situati anche a profondità maggiori, dato che la morfologia del sifone raggiunto fa ritenere a buon titolo che si tratti di un sifone “pensile” dotato cioè di una galleria aerea a valle che funge da scolmatore impedendone la crescita di livello anche in caso di piene.

La quota raggiunta rispetto all’ingresso è di -1040m così che Satanachia risulta, al momento, l’undicesima grotta più profonda d’Italia, grazie agli sforzi profusi principalmente dai Gruppi Speleo del CAI di Lucca e Forte dei Marmi, coadiuvati in ciò da amici speleo provenienti da altri gruppi toscani e non, che dal giugno scorso miravano a dotare l’Abisso di una profondità a quattro cifre.

L’importante risultato esplorativo non poteva essere conseguito senza l’aiuto del Comune di Minucciano che tramite il  Geom. Casotti già da fine maggio 2010 ci autorizzava il transito stradale nell’area marmifera di Orto di Donna, e del supporto logistico offerto dalla gestione del Rifugio Donegani, sempre disponibile a rifocillarci anche alle ore più tarde.

I partecipanti alla punta esplorativa: Andrea Tori, Riccardo Zairo Nucciotti, Marco Mènchise, Antonio Del Magro del GSLucchese, Ivy Tommasi del GSLunense, Leonardo Faggioli del GSPistoiese e Leonardo Piccini del GSPFiesole geologo e ricercatore presso l’Università di Firenze nonché scopritore della grotta nel lontano ’90 quando ancora non se ne sospettava un potenziale menomille.

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IMPRESA STORICA PER IL GRUPPO SPELEOLOGICO LUCCHESE DEL CAI, PROPRIO MENTRE SI ACCINGE A CELEBRARE I 50 ANNI DALLA FONDAZIONE.

Andrea in esplorazione a -900 circa

Ebbene sì, la tanto agognata “soglia” dei 1000m di profondità in una nuova grotta in esplorazione, è stata superata nella notte tra sabato 4 e domenica 5 settembre da quattro esploratori tutti appartenenti al GSL, dopo una serie di punte preparatorie che hanno visto protagonisti oltre agli speleo lucchesi, il Gruppo Speleo CAI Forte dei Marmi con cui è stata condivisa anche la scoperta dell’abisso, e diversi altri amici speleologi provenienti da La Spezia, Pisa , Pistoia e perfino dal Gruppo Grotta Continua di Trieste.

E non è finita qui!

Nonostante il cedimento dei due trapani utilizzati che hanno comunque consentito di attrezzare in parte il pozzo dei fatidici -1000m, la grotta continua a scendere e non accenna, per ora, a desistere, avviandosi verso un probabile record di profondità.

L’Abisso Satanachia, si apre nei marmi di Orto di Donna nel comune di Minucciano (LU) e rappresenta la prosecuzione di una buca scoperta dal Gruppo Speleo Pipistrelli Fiesole nel ’90 nota come “Buca del Muschio”  n.1044/T/LU quando terminava a -17m in corrispondenza di una frana ritenuta impraticabile. Attualmente l’abisso risulta rilevato topograficamente fino alla sala dove è posto il campo base situato a -632m. Le profondità ulteriori sono state campionate mediante il ricorso ad altimetri di precisione con risoluzione di 1m.

Hanno partecipato alla punta decisiva Andrea Tori, Gianmarco Innocenti, Riccardo Nucciotti, Marco Mènchise con una permanenza in grotta di oltre 35 ore.

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Volevamo spendere le ferie agostane nell’ Abisso Satanachia, apparentemente senza fondo, ma le esigenze vacanziere familiari ci hanno, giustamente, tenuti un po’ tutti lontani dall’ Orto di Donna le settimane centrali di agosto. Qualche rapida telefonata intercorsa tra la Spagna e la Francia dove io e Andrea passavamo le rispettive vacanze pochi giorni dopo ferragosto, ci convincevano che rientrare in Italia in tempo per organizzare la punta per l’ultimo week-end di ferie, il 21 e 22 agosto, non era fattibile a meno di sensibili sacrifici. Poco male, sarà per il 28-29 con i soliti vincoli imposti dal lavoro: partenza il venerdì sera, pernotto in quota presso il bivacco K2, discesa in grotta il sabato mattina presto e speranza di giungere sul fronte esplorativo precedente il prima possibile per avere più tempo da dedicare all’esplorazione.

Saranno di nuovo con noi Elyzabeth e Valerio, ma stavolta avremo anche Giusto e Tony da Trieste, incentivati dal loro compagno del Gruppo Grotta Continua, Celerà, che aveva già partecipato ad una precedente esplorazione. Del GSL stavolta siamo Andrea, Giamma ed io, ma poco più tardi, ci seguiranno Mirko e Fausto, autonomi, che porteranno avanti il rilievo e la sera di sabato entreranno Giovanni insieme a Daniele di Pistoia con l’intento di fare delle belle istantanee dei lunghi pozzi di Satanachia.

Arriviamo la sera tardi in valle e ci accoglie una pioggia, a tratti violenta, che accompagnerà tutto il nostro difficile sonno nel K2 fino al mattino, sufficientemente sereno.

La discesa verso il campo base procede spedita e senza intoppi, approfittiamo della squadra numerosa per “stendere” il filo-guida nel meandro di -560, utilissimo per indovinare il livello giusto e risparmiare energie nel trasporto dei sacchi.

Al C.B. verso le 16 di sabato

Abbiamo con noi corde ed attacchi, ma anche generi di conforto per rimpinguare il campo base, visto che ormai non se ne può più fare a meno se vogliamo sperare di arrivare ai fatidici -1000! In tutto 300m di corde, più un secondo trapano di rinforzo, eppoi gas per i fornellini, sacchi a pelo, teli termici e cibo che lasceremo al c.b. Dalle poche foto scattate, estrapolo l’orario in cui ci apprestiamo a lasciare il campo alla volta del fronte esplorativo: intorno alle 17 del sabato.

 Raggiungeremo il limite ultimo poche ore dopo e lavoreremo ad armare i salti successivi fino alla mezzanotte, arrestandoci di fronte ad un problema apparentemente insuperabile: un contatto enorme tra marmo e grezzone forma una forra gigantesca che sfonda in un pozzo considerevole, ma da qualunque parte lo si affronti dobbiamo passare su letti di frana sterminati che inevitabilmente scaricano verso il pozzone senza possibilità di proteggerci.

Andrea e il marmo

Andrea intuisce una via sulla destra che percorre un passaggio a fianco della stessa frana ma molto più costipata poichè meno appoggiata e più verticale della via precedente. Ma la lucidità di ragionamento ci ha abbandonato da un bel po’. Anche i nostri compagni, chi prima chi poi, hanno già fatto dietro-front infreddoliti ed assonnati dalle attese forzate durante il lavoro di disgaggio e di attrezzamento dei salti incontrati. Prima il Tony, poi Ely e Valerio, e infine Giusto hanno sospeso il loro prezioso contributo per tornare a recuperare le forze al campo in vista della lunga risalita, inoltre Tony e Giusto dovranno rientrare a Trieste!

Giusto? Giustooo?

Restiamo Andrea, Giamma ed io e coi piumini e teli termici proviamo ad addormentarci in una nicchia nell’illusione di recuperare un po’ di energie in modo da affrontare quel problema di armo con la lucidità necessaria alla serietà della situazione, ma invano, il miraggio di un comfort totale disponibile più su al campo, dopo un’ora di non-sonno e freddo ai piedi mi fa rompere quella sorta di eremitaggio per fare dietro-front a mia volta, ed in breve tutti decidiamo di rientrare. Questa punta non ha approfondito molto l’esplorazione, saremo giunti si e no a -900..-920, e non abbiamo nemmeno un altimetro in tre; l’importante è aver preparato il terreno per un ulteriore assalto, abbiamo portato giù un bel po’ di materiale, rifornito il campo e tutto sommato l’uscita, nel suo complesso, si rivelerà molto produttiva.

Quando circa quattro ore dopo raggiungiamo il campo, scopriamo che Giusto e Tony sono già partiti verso l’esterno, e nel frattempo sono giunti dall’alto Mirko e Fausto che hanno battuto il 96esimo caposaldo di rilievo.. Ottimo lavoro! Bravi! Peccato non averli nemmeno incontrati, dal momento che hanno fatto una sosta breve e sono subito risaliti. Ci rifocilliamo insieme a Valerio ed Ely ed in breve ci addormentiamo accocolati nei sacchipiuma ad ascoltare i lenti stillicidi di Satanachia.

Effettivamente, come ha scritto Valerio, si dorme bene al campo, al punto che mi sono guadagnato uno scarpone ed altri oggetti che capitavano a tiro del Giamma nel disperato tentativo di farmi smettere di russare.. La prossima volta porterò i cerotti da naso. Avremo dormito sì e no 7 ore e se non ricordo male verso le 11 del mattino di domenica ci siamo attivati per mangiare, rivestirsi e risalire. Già che eravamo riposati abbiamo speso un’ulteriore oretta per sistemare un telo a mo’ di tetto anti-stillicidio a protezione del campo fissandolo a 5 fix.

Effettivamente la risalita dal campo, aiutata da un bel sonno ristoratore, rende l’uscita da Satanachia assai meno traumatica delle volte precedenti. Inoltre l’uscita fotografica di Giovanni e Daniele aveva prodotto delle simpaticissime bottigliette d’acqua minerale disseminate sulla sommità dei pozzi pronte per essere stappate.. grazie Giò!

Verso le 20 il rifugio Orto di Donna era ancora aperto, ma abbiamo preferito scendere. Nonostante l’ora tarda la Chemia del Donegani ci ha servito porzione doppia di tordelli.. Ci mancherà tanto quando lascerà la gestione del rifugio.

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I Gruppi Speleo di Lucca e Forte dei Marmi proseguono la proficua esplorazione.
Ormai è la grotta più profonda della Val Serenaia e si avvia a diventare uno degli abissi più importanti delle Alpi Apuane.
Domenica 25 luglio sera: gli esploratori provati dall’avventura, ma galvanizzati dai risultati conseguiti, dall’ingresso di Satanachia trovano il tempo di diffondere la notizia ai rispettivi gruppi speleo. Gli sms e le telefonate si intrecciano: “Abbiamo ritrovato l’aria, di nuovo pozzi enormi nel marmo, siamo fermi su un ulteriore pozzo ma abbiamo finito il materiale. Quota stimata -800 e tanta, tanta aria!
Sono le frasi che mandano in estasi qualsiasi speleologo che faccia parte del team, magari occasionalmente assente a quella puntata, ma che alimentano in modo incontenibile il desiderio di scendervi alla prossima occasione.
Adesso l’esplorazione di Satanachia è diventata particolarmente remota dall’ingresso, di per sé non proprio comodo da raggiungere, posto alla quota di 1575mslm tra i marmi di Orto di Donna. L’ultima esplorazione ha richiesto una permanenza in grotta di oltre 30 ore e l’allestimento di un campo base interno posto alla profondità di -650m.
La morfologia dell’abisso, le caratteristiche idrologiche e la sua dislocazione, rendono infine Satanachia un importante laboratorio per la conoscenza dell’idrologia sotterranea della valle mai raggiunta prima così in profondità.
Hanno partecipato alla punta Andrea, Marco e Zairo del Gruppo di Lucca, Michele di Forte dei Marmi, Ivy e Mic del Lunense, Ely e Vale da Pisa.
Ulteriori news, immagini e racconti dei protagonisti su www.satanachia.it
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Acqua di Satanachia

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lug 212010
 
altro che benedetta...

altro che benedetta

Acqua che non si aspetta,
altro che benedetta…
Acqua che porta male,
sale dalle scale,
sale senza sale…
Acqua che spacca il monte
che affonda e terra e monte….

..dal cielo e dai soffitti

dal cielo e dai soffitti

Acqua di spilli fitti,
dal cielo e dai soffitti…
acqua per fotografie,
per cercare i complici da maledire…
Acqua che stringe i fianchi,
tonnara di passanti

dolce e nera senza cuore

dolce e nera senza cuore

Acqua che ha fatto sera,
che adesso si ritira,
passa, sfila tra la gente
come un innocente che non c’entra niente…
Fredda come un dolore,
dolce e nera senza cuore

 

 

da:  Dolcenera – F. De André

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Finalmente un weekend di bel tempo dopo la buriana della settimana scorsa! Purtroppo però inizia male: Andrea deve rinunciare all’ultimo momento, la Celeste dà forfait sulla rampa micidiale insieme al suo pilota, Giovanni, visibilmente indisposto, insomma: in piedi dalle 6 eppure non si entra prima dell’una.. Satanachia è una grotta lontana, e fa di tutto per tenerci lontani!

Discesa record, in meno di tre ore siamo al meandro. Decidiamo di spulciarlo ben bene, in modo da trovare il livello giusto per trasportare il più agevolmente possibile il materiale oltre. Il pianificato campo interno lo rimandiamo alle prossime uscite, tanto qui non c’è l’ambiente favorevole.

In effetti il meandro si rivela un nodo geologico della grotta; è il primo ambiente sub-orizzontale dopo 500m di pozzi, è molto alto, alterna marmi a grezzoni e pure rare intrusioni di selcifero, ci riserva sempre grandi lame pericolosamente incastrate sopra le nostre teste ed infine intercetta ortogonalmente un’importante frattura: abbiamo un affluente, attivo.

C’è molta aria, anche grazie ad una cascatella, ma pure gli ambienti si espandono, annunciano possibili prosecuzioni fossili, ma, per il momento, seguiamo l’acqua verso il basso, in un ulteriore pozzo.

Michele si offre di armarlo e parte, assistito dal Giamma. Noi, nell’attesa ci guardiamo intorno e decidiamo di tentare una risalita in corrispondenza dell’affluente, ci pensano Riccardo e Ivy.

Dopo un po’ scendiamo il pozzo, ma svaniscono le speranze di proseguire per quella via, sembra un ringiovanimento angusto per noi ma non per l’acqua, registriamo una quota di -600 (altimetro) e risaliamo.

Al tentativo di risalita di Riccardo e Ivy si è aggiunto il Giamma in supporto e dopo un bel po’ scendono senza buone nuove, ancora ambienti angusti, ed infatti abbiamo perso l’aria già da un po’.

Rinunciamo a seguire l’acqua e ritroviamo l’aria, diverse possibilità: un traverso ed un paio di deviazioni più in alto tralasciate per prioritizzare l’acqua, ma le batterie dei trapani ci hanno abbandonato. Poco male, siamo dentro da 13 ore, portiamo più materiale possibile oltre il meandro, ci rifocilliamo ed iniziamo la risalita… Magico pantin!

Ci ritroveremo per esplorare a Satanachia il 10 e l’11 luglio, mentre il 3 scenderà una squadretta leggera per portare avanti il rilievo.

Un commento sui possibili effetti di Satanachia: controllate il discensore!

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Foto scattate in occasione della discesa del 26 giugno 2010, quando oltrepassammo il meandro di -560

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Durante il vigore dell’ordinanza del sindaco di Minucciano che vietava l’accesso alla Valle Serenaia dopo le alluvioni natalizie, si era pensato di saggiare la praticabilità dell’accesso alla parte alta di Orto di Donna passando per la Foce di Cardeto, raggiungibile attraverso la strada marmifera di Passo Focolaccia.

Ma l’inverno 2009-2010 è stato eccezionalmente nevoso…

Arriveremo solo fino alla cava usata come ricovero per Mani Pulite, sprofondando parecchio.

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